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Ladder Anxiety – #BeyondGwent

Ladder Anxiety - #BeyondGwent

INTRODUZIONE Ladder Anxiety – #BeyondGwent

Il Team ESC è lieto di presentarvi la nuova rubrica mensile di informazione sul mondo del card gaming: BeyondGwent. Ogni mese daremo voce a quelle tematiche e quegli argomenti che si celano spesso dietro al panorama competitivo, che caratterizza da sempre il nostro amatissimo card game strategico. Snapshot, Card Reveal, Deckbuilding e Tornei rappresentano spesso il succo dei contenuti che ogni mese i vari team si apprestano a dare in pasto alle community di tutto il mondo. Ma se volessimo andare un po’ più a fondo, cosa si cela dietro alla mente di un player? Quali sono quei processi e quelle dinamiche che determinano il successo o il fallimento di un giocatore o di un intero team? Quale invece il segreto per gestire una community? Restate con noi perché ogni mese esploreremo sempre più a fondo le viscere del pianeta Gwent!
Questo mese tocca a Ladder Anxiety – #BeyondGwent. Il nostro caro Fritzdecat ha approfondito insieme a Clauz86, uno dei nostri player competitivi più esperti, il fenomeno dello stress da ladder. La Ladder Anxiety verrà analizzata in parallelo tramite il contributo di DrScatterbrain, noto esponente della community Facebook Gwent Italia nonché player amatoriale appassionato, che ci consentirà di tracciare, mediante l’analisi conclusiva di questa doppia intervista, un interessante identikit di questo sempre più ricorrente fenomeno.

Ladder Anxiety – #BeyondGwent ci permetterà di scavare a fondo di questa spinosa tematica. Pronti a scoprire cosa hanno risposto questi due player alle nostre domande?

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Intervista a Clauz86, Pro Player ESC CARD GAMING. Ladder Anxiety – #BeyondGwent

1. Da quando l’ansia è diventata una componente del tuo percorso da gamer?

L’ansia è da sempre una componente fondamentale nella vita di ogni gamer ma tende ad essere maggiore man mano che la competitività della persona singola, o del contesto, aumenta; per cui penso di aver sempre avuto una parte di ansia nella mia carriera da gamer nei vari giochi.
Tuttavia nel corso degli anni, soprattutto durante il mio periodo di crescita personale sia fuori che dentro al gioco, ho imparato a trasformare questa ansia dando il giusto peso al contesto videoludico capendo quali fossero le mie reli priorità. In sostanza, trattando il gioco come una passione, quindi non come una vita alternativa, e il competitivo come un obbiettivo personale, non come una ragion d’essere, sono riuscito nel corso del tempo a incanalare l’ansia come una sorta di nutrimento cognitivo che mi fa riflettere ed agire durante le mie sessioni di gioco.

2. Quanto credi che obiettivamente possa influire l’ansia nelle tue prestazioni?

Nonostante la mia esperienza pluriennale nei giochi competitivi, talvolta mi capita, soprattutto in occasione di un torneo importante, di avere qualche momento di ansia, ma via via che il torneo procede questa ansia passa.
Una sensazione che gradualmente tende a scomparire del tutto. Mi piace pensare che le mie prestazioni siano influenzate poco dall’ansia, ma essendo comunque un essere umano non sempre succede. Spero col tempo di eliminarla del tutto o
incanalarla al 100% in energia positiva pre-game.

3. Hai un modo tuo, che sfocia anche nell’irrazionale, che ti aiuta ad esorcizzare lo stress da ansia? Sei  ad esempio scaramantico? Usi solo un cardback portafortuna?

Essendo ateo per vocazione non sono minimamente scaramantico e non ho modi particolari di gestire l’ansia…ma sono un fumatore perciò mi limito a fumare prima di giocare.

4. Quali atteggiamenti o pratiche hai cominciato ad adottare per combattere l’ansia da gioco?

In passato ho avuto qualcuno per me molto importante che mi ha aiutato in molte occasioni a eliminare la negatività e l’ansia da torneo ricordandomi ciò che davvero era importante nella mia vita. Ad oggi sono convinto che la miglior cosa per ogni giocatore sia pensare a ciò che si ha di bello al di fuori del gioco in modo tale da prendere il tutto in maniera molto piu rilassata e pensare: ” Va beh è un gioco e mi devo divertire. Mi basta giocare bene, poi se va male ma ho giocato in maniera corretta va bene lo stesso. Al massimo ci riproverò la prossima stagione/volta/occasione“.

5. Il tuo stress da gioco ha mai avuto ripercussioni sulla tua vita reale?

Qualche volta mi è capitato di essere un po’ più giù del dovuto per tornei andati male. In un’occasione ho anche risposto in maniera poco carina alla mia compagna , scazzato o ancora arrabbiato. Successivamente realizzi che hai risposto male o semplicemente ti sei rovinato la giornata per un giochino che in realtà tu hai installato per divertirti nel tempo libero, quindi non solo stai fallendo nel tuo scopo iniziale ma stai permettendo a dei pixel di gestire le tue emozioni. Quindi anche solo 10 minuti dopo aver sbollito pensi:  “sono proprio un cretino”.

6. Hai avuto esperienze stressanti o parecchio cariche d’ansia anche per altri giochi? Pensi sia un fenomeno circoscritto ai soli titoli competitivi o la vivi anche quando si tratta di esperienze di gioco single player?

Da piccolo lanciavo il joypad del Super Nintendo quando morivo 10 volte di fila nello stesso punto su Super Mario. Non è quindi un elemento circoscritto ai soli giochi competitivi. Questi ultimi un po’ per orgoglio un po’ per “brutte figure davanti a tutti” , soprattutto se vieni castato, tendono ad accentuare questo fenomeno. Se dovessimo però riflettere su questa cosa attentamente, la domanda da porsi è: ” A 20/30 anni o piu’, voglio avere la stessa reazione che avevo su Super Mario a 11 anni?” Da li ci si dà una risposta.

7. Quali consigli ti senti di dare a chi, come te, come me, prova ciò che è quasi naturale provare quando si compete con gli altri o con se stessi?

Bisogna trovare appagamento in cose o persone al di fuori del videogame per riuscire a dare il giusto peso al nervoso in campo videoludico. Se avete un gatto, un cane o un coccodrillo domestico… coccolateli e ci pensano loro a mandare via la rabbia e lo stress. Se avete degli amici con cui uscire e siete nervosi per il gioco, andate da loro. Tempo 30 secondi e avete gia dimenticato il nervoso. Se cosi non fosse pensate questo: ” Se mi chiedessero perche sono giù, cosa gli dico? Ho perso 4 game di fila su Gwent?” In quel momento realizzerete quanto è stupido rimanere alterati per una cosa di questo tipo. Se avete anche la ragazza ovviamente ci sono mille e mille modi ancora piu facili e piacevoli per farsi aiutare a mandare via lo stress da gaming.
Per chi non dovesse avere né amici, né animali e né ragazza allora bhe, staccate comunque un pò quando le cose vanno male. Anche se non sembra, 30 minuti dedicati ad altro aiutano la mente a metabolizzare la rabbia e capire quanto può essere futile rimanere alterati per una cosa cosi.


Intervista a DrScatterbrain, Admin Gwent Italia. Ladder Anxiety – #BeyondGwent

1. Da quando l’ansia è diventata una componente del tuo percorso da gamer?

Credo che l’ansia faccia comunque sempre un po’ parte di ogni esperienza videoludica, dal single player al multi online. Credo inoltre che, soprattutto con la crescita esponenziale dei giochi competitivi in multiplayer, l’ansia stia sempre più entrando nella normalità delle emozioni da gestire per qualsiasi gamer, competitivo o casual che sia.

2. Quanto credi che obiettivamente possa influire l’ansia nelle tue prestazioni?

Abbastanza, soprattutto quando combinata magari a stress e stanchezza. Sicuramente più importante è l’obiettivo da raggiungere (esempio per me la top 500 questa season) più si fa difficoltà a rilassarsi durante i game.

3. Hai un modo tuo, che sfocia anche nell’irrazionale, che ti aiuta ad esorcizzare lo stress da ansia? Non so, sei scaramantico? Usi solo un cardback portafortuna?

Trovo molto curioso come personalmente abbia vissuto in modo direttamente proporzionale il mio livello di ansia al mio livello di irrazionalità. Nonostante mi reputi una persona affatto scaramantica e molto razionale, più l’obiettivo si avvicinava più mi trovavo, anche senza farci propriamente caso, ad avere dei miei piccoli riti. Magari mi ritrovavo a  premere “play” col pad del portatile invece che con il mouse, piuttosto che usare sempre la stessa moneta perché ritenuta più fortunata nel vincere una red coin. Ovviamente tutto questo, analizzato adesso a freddo, per me non ha alcun senso. Per questo motivo ho trovato molto interessante ripensarmi attaccato a qualsiasi cosa pur di arrivare all’obiettivo.

4. Quali atteggiamenti o pratiche hai cominciato ad avere per combattere l’ansia da gioco?

Per inciso vorrei sottolineare come per “ansia da gioco” non si intenda l’ansia di voler giocare ma, al contrario, la paura del giocare per non perdere o rovinare dei risultati precedentemente ottenuti o addirittura per non deludere se stessi. Quando ho realizzato che tutte queste cose iniziavano ad essere costantemente nei miei pensieri ho deciso che mi sarei fermato ogni volta che avrei fatto 3 loss di fila, per almeno mezzora. E devo dire che per me ha funzionato molto, soprattutto nel ritrovare lucidità.

5. Il tuo stress da gioco ha mai avuto ripercussioni sulla tua vita reale?

Decisamente. A farmelo notare è stata anche la mia ragazza, che ogni tanto la sera mi vedeva nervoso e giustamente si interrogava sul perché. Un giorno mi ha giustamente detto: “Ma se ci devi stare così perché ci giochi?”. Credo sia proprio da questa domanda che è iniziata questa mia curiosità circa l’argomento che stiamo trattando. Non fraintendetemi, non è che cambiavo personalità o che spaccavo cose, semplicemente a seconda dei risultati ottenuti in game il mio umore risultava più cupo o più scontroso. Ho notato invece che i giorni nei quali ottenevo ottimi risultati il mio umore non migliorava in modo proporzionale come peggiorava per le sconfitte. Come se vincere dovesse essere normale mentre la sconfitta una delusione della quale vendicarsi.

6. Hai avuto esperienze stressanti o parecchio cariche d’ansia anche per altri giochi? Pensi sia un fenomeno circoscritto ai soli titoli competitivi o la vivi anche quando si tratta di esperienze di gioco single player?

Si, il primo paragone che mi viene in mente è Fifa in quanto sempre di 1vs1 si tratta. Però ovviamente i giochi di carte risultano ancora più frustranti perchè ci sono molti fattori, come le pescate o il match up, che prescindono dalle nostre reali abilità, mentre in quasi ogni altro game online spesso chi è più bravo alla fine vince. In single player a mio avviso l’ansia è molto diversa, non raggiunge per me il livello di quando si compete con persone reali. La delusione per una morte su Zelda o un boss non battuto su Dark souls non è lontanamente paragonabile a perdere di un punto un game decisivo.

7. Quali consigli ti senti di dare a chi, come te, come me, prova ciò che è quasi naturale provare quando si compete con gli altri o con se stessi?

Di non arrivare al Tilt, tanto ognuno di noi sa qual è il suo limite. Arrivare al Tilt significa rovinarsi spesso anche la giornata. Il mio consiglio, per quanto banale possa sembrare, è di ricordarsi che è un gioco e che come tale ne dovremmo trarre più benefici che problemi. Per questo insistere ossessivamente a giocare magari anche quando si è triggerati finirà quasi sempre per peggiorare la situazione. Staccare, mezzora, un’ora, anche tutto il giorno se serve, per me ha funzionato. O almeno mi ha permesso di non spaccare nessun mouse. Questo mese.


Conclusioni. Ladder Anxiety – #BeyondGwent

La nostra intervista doppia Ladder Anxiety – #BeyondGwent, in stile Le Iene ma più professionale, è giunta al termine. Giunge il tempo di una riflessione conclusiva sulle risposte dei nostri player. Clauz non è nuovo a condividere il suo sapere e soprattutto i suoi errori passati per far si che chi ascolta possa trarne insegnamento. Le domande che è in grado di porsi, gli esempi e gli aneddoti che dispensa sono sicuramente frutto di una longeva esperienza videoludica all’interno della quale la componente Real ha rappresentato negli anni il termine di paragone con il quale fare i conti, soprattutto nei momenti di difficoltà o di stress cognitivo (“stai permettendo a dei pixel di gestire le tue emozioni“). Ci ha mostrato che l’ansia da gioco è una realtà solida, con la quale ogni player gioca ogni giorno la propria partita più importante. In caso di sconfitta, spesso si può perdere la stima e la fiducia di chi ci sta affianco, anche del nostro gatto magari, andando ben oltre il perdere qualche MMR  o il tassello di un mosaico. DrScatterbrain non ha viaggiato troppo lontano dal pensiero di Clauz. Ha rappresentato in pieno il pensiero di tutti noi player amatoriali, che spesso non comprendiamo esattamente ciò che stiamo cercando in un gioco. Anch’esso si è soffermato sul significato di sconfitta/vittoria: quante volte vi è capitato di non perdonarvi una sconfitta per giorni interi, gustando invece solo per pochi istanti il sapore di un piazzamento o di un’entrata in pro-ladder?

Ladder Anxiety – #BeyondGwent si conclude qui. Con l’auspicio che questo argomento vi abbia fatto davvero riflettere, vi diamo appuntamento al prossimo mese con nuovi contenuti esclusivi.

Un saluto e ancora buone feste da Fritz e Gaeriv!

Mazzo Stagionale Mahakam "NR" per affrontare la Modalità Stagionale di Gwent: The Witcher Card Game

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